Latte contenente antibiotici proveniente da mucche trattate è frequentemente utilizzato per nutrire vitelli e maiali. In questo studio si vuole chiarire se questa pratica può rappresentare una possibile causa per la diffusione e la selezione dei geni di resistenza negli stabilimenti lattiero-caseari e se questi geni possono raggiungere la catena alimentare grazie alla contaminazione di latte crudo durante il processo di mungitura.
Premessa
In Svizzera l’utilizzo di promotori antimicrobici della crescita in animali destinati alla produzione di alimenti è vietata ufficialmente dal luglio 1999. L’utilizzo terapeutico e profilattico di antibiotici per il trattamento delle malattie infettive è comunque frequente. Il latte contenente antibiotici prodotto durante i periodi di trattamento contro infezioni batteriche e durante il periodo legale d’attesa per le nuove consegne di latte (approssimativamente 87000 ton/anno in tutta la Svizzera) è inadatto al consumo e quindi è spesso dato ai vitelli e ai maiali. Nei tradizionali stabilimenti lattiero-caseari svizzeri i vitelli alloggiano insieme alle mucche da latte. Non si sa se questa pratica di eliminazione del latte contaminato da antibiotici possa contribuire alla selezione e propagazione dei batteri resistenti. Dobbiamo partire però dal principio che in un ambiente così carico d’antibiotici i batteri resistenti dell’acido lattico, come gli enterococchi, che fanno parte della naturale microflora del latte crudo e di alcuni prodotti derivati sono selezionati e possono raggiungere, durante il processo di mungitura, il latte crudo e da qui la catena alimentare e l’essere umano.
Scopo
L’obbiettivo di questo progetto è quello di analizzare le frequenze d’apparizione in modo quantitativo e il comportamento degli enterococchi resistenti nelle feci dei vitelli nutriti con latte di mucche trattate con spiramicina, un antibiotico che è spesso usato per il trattamento delle infezioni intramammarie nelle mucche.
Importanza
I risultati di questo studio contribuiranno alla creazione di una base scientifica di valutazione dei rischi di trasferimento all’essere umano, tramite la catena alimentare, di geni di resistenza a partire dalla produzione di latte. I risultati serviranno alle autorità competenti per regolamentare concretamente l’eliminazione del latte contaminato con antibiotici negli stabilimenti lattiero-caseari.



